Una delle principali sfide per l’allevamento della vacca da latte è la scarsa longevità degli animali allevati, caratterizzata da un elevato tasso di rimonta e da un basso numero di lattazioni medie per mandria. Questo è poco sostenibile sia economicamente che dal punto di vista dell’impatto ambientale.
Fra i maggiori fattori che influiscono sulla vita produttiva della vacca da latte in terminini di performance e durata , ci sono il Gap di calcio (ipocalcemia subclinica) e la bassa immunità (elevate incidenza di malattie e problemi infiammatori).
La vitamina D, grazie alla sua azione sul metabolismo del calcio e del fosforo e sulla maggiore espressione genica della funzione immunitaria, gioca un ruolo fondamentale nella riduzione di queste problematiche. Per esplicare in modo ottimale le sue funzioni, La vitamina D dovrebbe arrivare a livelli ematici difficilmente raggiungibili attraverso la somministrazione della forma classica.

La maggior parte delle vacche ha un basso livello di Vitamina D.

Questi valori sono stati confermati da dati preliminari di una survey DSM in corso a livello europeo.
Fatte queste considerazioni, l’unica via che permette di raggiungere livelli ottimali di vitamina D nel sangue, è quella di somministrare direttamente la forma circolante, il 25-idrossicolecalciferolo (Hy-D®). La somministrazione di Hy-D® permette di saltare il “collo di bottiglia” della trasformazione da parte del fegato della vitamina D in 25-idrossicolecalciferolo (Hy-D®) e di raggiungere livelli ematici tali da consentire la massima esplicazione delle funzioni della Vitamina D.

Dsm-firmenich ha ottenuto la registrazione alla comunità europea per l’impiego di Hy-D® nei ruminanti. Da Maggio 2024 è possibile integrare i mangimi destinati a vacche da latte, bovini da carne, bufale, pecore e capre con Hy-D® in alternativa alla Vitamina D. Questo consente di ottenere risultati significativi sulla riduzione dell’ipocalcemia e sullo stimolo del sistema immunitario (minor incidenza di malattie, aumento della qualità del colostro), con conseguenze positive sulle performance e la longevità degli animali allevati.




